...Da stamani il cielo si è vestito di nero, indossa un lungo e largo camicione nero. Il camicione mi ricorda il vestiario di mia nonna...E così ho premuto il tasto rewind , riportandomi all’inizio del nastro mnemonico, di quando ero alto e paffutello, pressappoco come un bambolotto di cera di cui la nonna faceva collezione. Mi ammappolava sul divano di raso, inserendomi nel bel mezzo alla collezione di bambolotti, e così capitava (che per sbaglio o perché la sua mente cominciava a perdere cognizione) che, invece di prendere in braccio me, prendeva un bambolotto di cera per cullarselo e affettuosamente parlarci.Da quando la mia memoria ha emesso il primo vagito, la nonna già indossava un vestito lungo e largo di colore nero, con l’orlo del vestito a strascicare sul pavimento. Un avanti e indietro per casa perché sempre indaffarata, e ora capisco il perché del pavimento dell'appartamento della nonna sempre bello che tirato a lucido: ci credo, a forza di strascicare la gonna in lungo e largo!Mai vista indossare un vestito di colore chiaro, che ne so, tipo uno scialle grigio o una semplice chiazzetta paonazza sul collo del vestitone. Anche il fazzoletto in cui imbacuccava mezza testa era nero, e sempre con quella gonna mastodontica a cingergli i stretti fianchi, contenere un grembo molle e bianco. Grembo nei tempi addietro sodo e invitante, nel quale il mio nonno ci ha inoculato, a ogni tot anni, il proprio vischioso e bianco seme, che mia nonna accudiva e coltivava per nove mesi e poi... per dare vita. Otto figli che gli hanno acceso gli occhi ogni qualvolta uscivano piagnucolanti dal suo buio e amniotico grembo.Sempre vestita di nero, e nelle notti più buie era così difficile da intravedere che la gonna lunga, a strascicare soffice soffice sul pavimento, faceva sì che l'udito la intercettasse; altrimenti, rischiavi la collisione.Le poche volte in cui girovagava per le stanze, a illuminare il cammino era tramite una candela; e se putacaso ti spuntava all'improvviso da qualche angolo di casa, tenendo in mano il lampeggiante cero come fosse a una processione, ti sembrava di vedere un'ombra che ha messo qualche chilo sopra gli zigomi. Anche perché le sue pupille erano di colore nero, due spilli nerastri che ti pungevano gli occhi se ti soffermavi troppo a compatirla o a prenderla in giro per il non premere l'interruttore della corrente elettrica.Sempre tesa al risparmio, ma anche perché abituata a gioire alla luce del sole e a soffrire al buio. A quei tempi la religione era come il -Ministero della Sanità-ai tempi del Covid che rafforza o no i colori: il nero stava a significare che c'era stata una dipartita di qualche familiare, un lutto. Familiare che a volte era un cugino di quarto grado, e non per forza un familiare stretto, ritrovandosi perennemente e immancabilmente in lutto, anche se chi era stato spedito nella fossa aveva la residenza alla fine del mondo, solo perché aveva una stilla di goccia uguale a scorrergli nelle vene.
Un bel mattino, la morte quatta quatta si è presentata in casa della nonna tenendo fra le mani un sudario nero. L'ha disteso sull'anima della nonna e se l'è portata via. Con gli otto figli a togliergli dall'esangue corpo il camicione da notte — immancabilmente di colore nero — e lavarla e vestirla con il migliore e costoso vestito stipato nell'armadio della nonna.L'hanno vestita con un lungo e bianco vestito nuziale.Quello indossato per andare sull'altare e sposare mio nonno, in un giorno in cui il cielo era così celeste che, per trovarci un alone nero appiccicatoci, dovevi chiudere gli occhi...
Lutto e matrimonio.... testo di Giullare della morte